C’è una parola sulla quale mi sono fermata più volte a riflettere negli ultimi giorni.
Canalizzazione.
Che poi è legata ad altre che hanno la stessa origine: canalizzato, canale.
Parole che vengono usate per indicare messaggi che non hanno origine terrestre, ma arrivano dall’oltre, dall’astrale superiore o inferiore, da entità, guide, maestri, antiche memorie e compagnia cantante.
Vi dico subito che a me non piace la parola canale.
Quando la sento, visualizzo un tubo: il messaggio entra da una parte, attraversa la persona ed esce dall’altra.
Una persona si fa canale, strumento, per ricevere qualcosa e poi diffonderlo.
Ma a voi piacerebbe essere il canale di qualcuno?
A me assolutamente no.
Infatti, quando mi chiedono: «Ma tu gli Algoritmi li canalizzi?», la mia risposta è netta:
No. Io non sono strumento di nessuno.
Sentite come risuona questa frase: non sono strumento di nessuno.
Per anni ho parlato di intuizione. Oggi posso essere più precisa, perché sono stata recentemente corretta: quando dico “intuizione psichica”, sbaglio. I miei Algoritmi derivano dal Cuore Vibrazionale.
La differenza, per me, è enorme.
Chi si offre come canale rischia di diventare un burattino nelle mani altrui. E quell’“altrui”, se usa una persona come strumento, esercita necessariamente un potere.
Poi possiamo chiamarlo guida, maestro, entità o con qualunque altro nome capace di farci sentire spiritualmente molto evoluti. Il punto non cambia: bisogna sapere chi sta parlando, da dove arriva ciò che stiamo ricevendo e soprattutto che cosa produce in chi ascolta.
Per canalizzare senza essere manovrati serve una grande conoscenza di sé. Serve la capacità di distinguere il grano dalla pula, l’alta vibrazione dalla bassa vibrazione.
E serve responsabilità.
Perché canalizzare, secondo me, significa mettersi a servizio.
E se proprio dovessi mettermi a servizio di qualcuno, preferirei almeno sapere che è una brava persona. Che dite?
Il problema è che in giro ci sono talmente tante canalizzazioni di bassa vibrazione che il fenomeno sta diventando preoccupante.
Lo dico con consapevolezza perché lo percepisco.
Ci sono messaggi che confondono, destabilizzano, alimentano inquietudine e ansia. Ti fanno sentire minacciato, inadeguato, perennemente sotto esame oppure in attesa dell’ennesima catastrofe cosmica.
Per me, quella è bassa vibrazione.
I messaggi che portano all’unione, all’amore incondizionato, alla comprensione e all’evoluzione hanno tutt’altra energia.
Ma anche in quel caso rimane un mettersi a servizio. E chi lo fa dovrebbe avere una grande umiltà.
Prima di mettersi in ascolto di qualunque entità, forse sarebbe opportuno mettersi in ascolto del proprio ego. Perché, se l’ego prende il microfono, altro che messaggio spirituale: parte direttamente la conferenza stampa.
C’è poi un altro aspetto che viene considerato poco.
Quel famoso tubo che io visualizzo non è fatto di materiale inerte. Non è neutro.
La persona che riceve un messaggio lo interpreta, lo incarna e inevitabilmente lo trasforma attraverso ciò che è.
Lo stesso messaggio attraversando me uscirebbe in un modo. Attraversando un’altra persona uscirebbe diversamente.
Perché io e quella persona abbiamo una storia diversa, un linguaggio diverso, credenze diverse, emozioni diverse. Non v’è dubbio.
Chi si mette a servizio dovrebbe quindi farlo con la maggiore purezza possibile: purezza di pensiero, di parola e di azione.
E lì, signori miei, c'è tanta roba.
Provate a pensare a quante volte durante il giorno mandate un accidente a quello che vi ha tagliato la strada con un sorpasso azzardato. Alla collega d’ufficio che vi ha fatto uno sgarbo e alla quale avete già destinato mentalmente una collezione completa di maledizioni.
Pensate anche alle volte in cui siete mancati d’amore e di rispetto verso voi stessi, riempiendo la mente con frasi come:
«Non ce la farò mai.»
«Non sono capace.»
«Queste cose non fanno per me.»
Tutti bei pensieri di svalutazione.
Poi, apriti cielo, quando apriamo bocca.
Tantissime persone non sono collegate nemmeno con l’unico neurone rimasto nella loro testa, e blaterano dando fiato a quell’apertura senza alcuna consapevolezza.
E anche le azioni non scherzano.
Insomma, sulla Terra non abbondano i santi. E neppure sui social, a voler essere precisi.
Per questo, quando vi accostate a un messaggio canalizzato, non fermatevi alle parole solenni, ai nomi altisonanti o alla firma dell’entità di turno.
Ascoltate che cosa produce dentro di voi.
Vi rende più lucidi o più confusi?
Vi riporta a voi stessi o vi rende dipendenti da chi parla?
Apre il cuore oppure alimenta paura, separazione e senso di superiorità?
Ho scritto il libro sugli Algoritmi della Parola, quindi so bene quanto ogni parola possa orientare l’ascolto, modificare la percezione e attivare una risposta dentro di noi.
Le parole non attraversano mai una persona senza prendere qualcosa di lei.
Perciò, prima di affidarvi a chi dice di essere al servizio, cercate di capire al servizio di chi si è messo.
Di colui che abita nell’attico meraviglioso affacciato su tutto il Creato…
oppure di colui che abita in cantina?
Buona riflessione a tutti.
P.S.
I miei algoritmi, le storie di visualizzazione guidata e gli altri strumenti che creo emergono dal campo del mio Cuore Vibrazionale. Quel campo è la mia fonte.
Io rimango presente, cosciente e parte attiva: accolgo ciò che emerge, lo elaboro, gli do una struttura, lo verifico e lo traduco in una forma comprensibile e utilizzabile dalle persone che me lo chiedono in questo tempo.
Le memorie genetiche, cellulari, ancestrali, i registri akashici e le conoscenze provenienti da altri piani non sono fonti esterne alle quali il cuore mi conduce. Sono conoscenze che possono emergere all’interno di quel campo, perché il Cuore Vibrazionale è connesso agli altri cuori e contiene una dimensione più ampia di quella individuale.
Non ricevo passivamente un contenuto già confezionato e non presto la mia voce a qualcuno.
Anche la mente attinge a un archivio. Recupera ricordi, immagini, memorie cellulari, traumi, paure e condizionamenti. Poi filtra, interpreta e ricostruisce.
Per questo non tutto ciò che affiora dentro di noi proviene dal cuore, anche quando ci piace chiamarlo intuizione.
La grande distinzione che siamo chiamati a fare è di riconoscere ciò che nasce dal mentale e ciò che emerge dal Cuore Vibrazionale.
Abbandonare il mentale non vuol dire smettere di pensare o buttare il cervello dalla finestra. Ma togliere alla mente il comando e rimetterla al suo posto.
Il cuore fa emergere il materiale; la mente lo organizza, gli dà una forma e lo rende comprensibile.
È uno strumento prezioso, finché non pretende di essere la fonte.
Quindi, distinguere una voce dall’altra è uno dei più grandi esercizi di consapevolezza che possiamo fare.