Un caso interessante in ambito letteratura e AI.
Jerry Falade ha esordito con un romanzo, un giallo, che è sembrato così interessante da scatenare un'asta fra quattordici editori fino ad approdare da Minotaur per 2,4 milioni di dollari; nel Regno Unito erano arrivate offerte a sei cifre e alcuni studi cinematografici avevano già cominciato a interessarsi ai diritti prima ancora che il libro fosse stampato.
Poi, nel giro di circa sei ore, il sospetto che fosse stata usata una AI ha fatto crollare tutto.
Gli agenti di Falade hanno ritirato il manoscritto dicendo di non poter autenticare origine ed evoluzione del testo; salta contratto e rappresentanza dell'autore, tutto senza che emerga alcuna prova concreta – prova peraltro impossibile.
Non c’è infatti alcun modo di stabilire la verità. Le prove stilistiche circolate intorno al caso sono fragili e indiziali. Gli strumenti di rilevamento producono falsi positivi a tassi non indifferenti e poco prevedibili. Falade, che nega di aver usato AI, sostiene che tre autori neri abbiano visto quest'anno degli importanti contratti saltare per sospetto di intelligenza artificiale, mentre altri autori (bianchi) che dichiarano apertamente di servirsene continuano a lavorare indisturbati.
Il dato più interessante, a mio parere: quattordici editori, vari giri di lettura, redattori professionisti, un comitato di acquisizione, offerte a sei cifre, uno degli agenti che ha definito il libro “geniale” quale che sia la sua origine. Se una macchina avesse prodotto quel manoscritto da sola, la reazione più sensata credo sarebbe stupore e interesse.
Ma tutti sanno che da sola una macchina non può farlo, non ancora almeno; serve un artista che la usa.
La caccia alle streghe presuppone che questi strumenti trasformino la scrittura in un distributore automatico di capolavori, prompt in e bestseller out.
Provateci.
I mezzi sono a disposizione di chiunque al costo di un abbonamento mensile. Se fosse davvero così facile, le case editrici sarebbero inondate di capolavori. Io stesso ho scritto un romanzo (in inglese) con AI: è stato molto, molto difficile, il risultato mi soddisfa ma non è perfetto, nessuno lo pubblicherà mai e lo lascio come un esperimento personale.
Qui c'è un manoscritto capace di convincere quattordici lettori professionisti. Qualunque cosa sia accaduta nella stesura del libro, qualcuno ha svolto un lavoro autoriale enorme, con o senza AI.
Torno a un dettaglio raccontato da Matthew Kirschenbaum in Track Changes, un libro che traccia la storia della videoscrittura. Fra la fine degli anni settanta e i primi ottanta alcuni romanzieri nascondevano di scrivere al computer, perché gli editori guardavano ai manoscritti composti a macchina con diffidenza; qualcuno arrivava a far riscrivere a macchina per scrivere il testo prima di inviarlo. C’era l'idea che un testo prodotto con troppa fluidità non potesse essere stato pensato abbastanza a fondo, senza contare l’affronto alla religione della fatica. Il panico non è passato perché una delle due parti ha vinto il dibattito; si è dissolto quando la pratica è diventata universale e la domanda ha smesso di essere sensata. Accadrà lo stesso, questa previsione è facile.
Ora però ci troviamo in una fase analoga a quella della riscrittura a macchina. Molti scrittori usano già questi sistemi e per lo più tacciono, il che produce l’effetto peggiore. E anche chi non le usa rischia di essere perseguitato. Nel frattempo esiste un romanzo che ha incantato moltissimi esperti, per ora senza editore, che sarei curioso di leggere.