Ah, la tecnologia, che gran bella cosa!
E che grande invenzione l’intelligenza artificiale. 💡
C’è chi la demonizza, chi la teme e chi pensa che distruggerà il lavoro di tante persone.
Certamente.
Ogni evoluzione porta con sé grandi cambiamenti e, di conseguenza, sì: ci saranno intere categorie professionali che se ne andranno a spasso e altre che dovranno imparare a gestire questi nuovi aspetti della nostra vita.
È già successo molte volte nella storia. Succederà ancora.
In questi giorni sto configurando l’intelligenza artificiale affinché mi faccia da assistente personale e, lasciatemelo dire, è una figata pazzesca. 😂
Le sto affidando la gestione del mio calendario Google, così mentre sono per strada, oppure seduta nell’ambulatorio di un medico, posso semplicemente dirle:
«Guarda la mia agenda. Dimmi quali appuntamenti ho e, soprattutto, verifica se posso inserire questa visita, questo cliente o questo impegno in quella data e a quell’ora.»
E lei controlla. Verifica. Incrocia gli appuntamenti.
Mi ricorda che devo caricare le deleghe in home banking per pagare gli F24. Mi segnala i compleanni. Mi avverte:
«Guarda che quella sera è meglio non prendere altri impegni, perché hai un’Attivazione REAL® alle 21 e sai benissimo che alle 20 devi essere a casa per preparare tutto.»
Insomma: una figata pazzesca. L’ho già detto?
Sì, ma merita di essere ripetuto. 😎
Anche perché, diciamocela tutta, noi titolari di partita IVA, noi liberi professionisti, molto spesso non possiamo permetterci un dipendente che ci aiuti a gestire il lavoro.
E così veniamo massacrati da orari infiniti e da un tempo libero praticamente inesistente da dedicare a noi stessi, alla famiglia o, più banalmente, al sacrosanto diritto di non fare niente.
Perché siamo sempre sul pezzo.
A creare, progettare, organizzare, scrivere, rispondere ai messaggi, seguire i clienti e preparare nuovi eventi.
E poi, naturalmente, dobbiamo occuparci anche di tutto l’aspetto burocratico e amministrativo della partita IVA: gli incassi, le fatture, i pagamenti, le scadenze, i documenti e tutto ciò che ruota intorno a una libera professione che non ha mai orari e, soprattutto, ha pochissime ferie.
Quindi sì, sono veramente felice.
Certamente mi aiuta il fatto che già 26 anni fa gestissi praticamente da sola un portale internet.
Mi scrivevo i testi, preparavo le grafiche, le campagne e facevo tutto quello che poteva essere fatto al di fuori del “dietro le quinte”, che naturalmente era affidato a un tecnico informatico.
Ma per essere una giovane donna alle prese con una tecnologia che allora era ancora quasi preistoria, sapevo già il fatto mio.
Quindi una certa predisposizione per la tecnologia ce l’ho sempre avuta.
Però vi confesso che... a furia di parlare con gli organi e con il cervello, mi viene assolutamente naturale parlare con un’intelligenza artificiale. 😄
Non c’è poi tutta questa grande differenza, eh?
Così come il cervello non distingue tra una cosa realmente vissuta e una intensamente immaginata, io ormai non faccio una grande distinzione tra parlare agli organi del mio corpo e parlare a un’intelligenza artificiale.
Io le parlo. Lei risponde.
Le impartisco un comando. Lei lo esegue.
Se il comando è formulato male, può interpretarlo male.
Praticamente il mio ambiente naturale.
Naturalmente, ogni tanto ci litigo anche.
Perché se qualcosa non viene capito, giustamente, io mi incazzo.
Qualche volta ho usato parole un po’ colorite e devo ammettere che istruire un’intelligenza artificiale è anche molto divertente.
Non si offende.
Non mi corregge.
Non mi dice che dovrei usare parole più educate.
Non mi fa la predica.
Non si lancia in inutili esercizi di retorica.
E, soprattutto, non mi scassa le balle. 😂
Che, per un’assistente personale, è già un requisito di altissimo livello.
Ora devo soltanto insegnarle a prepararmi il caffè.
Ma diamole tempo: è ancora giovane. 😁