🌾 VIGILIA DI FERRAGOSTO — TRA LA TERRA E IL CIELO
Questa sera vorrei invitarvi a entrare nel Ferragosto in un modo diverso.
Siamo abituati a pensarlo come il cuore dell’estate, il giorno delle vacanze, del mare, delle tavolate.
Ma questa festa porta dentro di sé qualcosa di molto più antico e profondo.
Il nome Ferragosto viene dalle Feriae Augusti, il riposo di Augusto.
Era un tempo legato alla pausa dopo il lavoro, alla terra, ai raccolti, alla gratitudine per ciò che stava maturando.
Poi il 15 agosto è diventato, nella tradizione cristiana, il giorno dell’Assunzione di Maria.
E trovo straordinario che queste due immagini si incontrino proprio nello stesso giorno:
la Terra e il Cielo.
La Terra che ha generato e porta a maturazione i suoi frutti.
Maria che viene accolta nella dimensione divina in corpo e anima.
Ed è proprio il corpo che questa sera vorrei ricordare.
Perché nell’immagine dell’Assunzione il corpo non viene abbandonato per raggiungere lo Spirito.
Il corpo partecipa al Sacro.
Questa immagine mi tocca profondamente.
Per tanto tempo abbiamo pensato alla spiritualità come a qualcosa che dovesse portarci oltre il corpo.
Oltre la materia.
Oltre la nostra fragilità umana.
E se invece il cammino fosse anche quello contrario?
Portare il Divino dentro la materia.
Dentro questo corpo.
Dentro le nostre mani.
Dentro la nostra voce.
Dentro il modo in cui camminiamo, amiamo, lavoriamo, mangiamo, tocchiamo, respiriamo.
Forse non dobbiamo lasciare la Terra per incontrare il Cielo.
Forse possiamo permettere al Cielo di trovare dimora dentro di noi.
E allora Ferragosto diventa una soglia bellissima.
Siamo ancora nella pienezza dell’estate.
Il sole è forte.
Gli alberi sono pieni.
I frutti sono maturi.
Eppure qualcosa ha già cominciato lentamente a cambiare.
La natura non corre verso la stagione successiva.
Prima di lasciare andare, porta a maturazione.
E questa sera vorrei che facessimo lo stesso.
Non chiediamoci cosa manca.
Non chiediamoci che cosa dobbiamo ancora ottenere.
Chiediamoci:
Che cosa è maturato in me?
Che cosa ha imparato il mio corpo?
Quale esperienza mi ha trasformata?
Quale paura ho attraversato?
Quale parte di me oggi riesco finalmente ad abitare?
E poi, per qualche istante, posiamo entrambe le mani sul corpo.
Senza chiedergli niente.
Senza correggerlo.
Senza giudicarlo.
Soltanto riconoscendolo.
E diciamo:
Benedetto questo corpo che mi permette di attraversare la vita.
Benedette le sue stagioni.
Benedetta la sua forza e benedetta la sua fragilità.
Benedetta la materia che custodisce il mio Spirito.
Che io non debba fuggire dalla Terra per cercare il Cielo.
Che il Cielo possa trovare dimora in me.
Domani mattina faremo insieme un piccolo gesto con un frutto maturo.
Per ricordarci che anche noi siamo Terra.
Che anche noi abbiamo attraversato stagioni.
Che anche dentro di noi qualcosa, silenziosamente,
è maturato.
🌾✨
Buona vigilia di Ferragosto.
Renza Aurelis Bellini La Medicina Spirituale