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Dell — August 2026

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⚠️ IL DENARO CONTANTE È LIBERTÀ❗️ Roberto Pecchioli

🔴 L'articolo difende il denaro contante come essenziale per la libertà individuale, criticando i pagamenti elettronici per la sorveglianza e il controllo esercitati da banche e Stato. L'autore avverte sui rischi delle valute digitali delle banche centrali (CBDC), paragonandole a un sistema di credito sociale che potrebbe portare alla tecno-tirannia. Vengono citati i vantaggi del contante (secolo di storia, assenza di dipendenza da reti digitali) e la necessità di proteggerlo legalmente, come fatto dalla Svizzera, per evitare che la privacy venga annullata. Sommario ⬆️ ------------------------------------- ⏹️ È indispensabile difendere il denaro contante, quello che sta nel nostro portafogli. Chi ama pagare con carta di credito ha un’idea di libertà declinata come comodità.

🎯 È comodo non avere contante: non si rischia il furto o lo smarrimento; non ci si sente limitati nelle spese. Una libertà negativa, consumistica, tipicamente moderna, finta, da mondo al contrario. L’individualismo spinto, unito all’indifferenza per le motivazioni reali dei comportamenti diretti dall’alto, rovescia le prospettive.

🎯 Parliamo di libertà ma accettiamo senza battere ciglio che il potere finanziario sia il vero padrone del “nostro” denaro, che ci consegna in piccole quantità, non prima di avere estratto uno strano plusvalore, la commissione, il pizzo del grassatore.

🎯 I signori del denaro ci controllano, sanno tutto delle nostre propensioni, spese, preferenze, in nome della maledetta “trasparenza”, ovvero della fine della privatezza, dell’intimità e della riservatezza; trattengono il nostro denaro e decidono insindacabilmente se e in quale misura restituircelo.

🎯 Per questa operazione estrattiva, trasferimento di risorse dal basso all’alto, hanno bisogno della complicità dello Stato, le cui leggi rendono sempre più complicato usufruire liberamente del nostro peculio e utilizzare il contante come mezzo di pagamento.

🎯 Il potere pubblico condivide con gli emittenti di denaro la capacità di conoscere tutto di noi, quindi anche di estrarre alla fonte parti del reddito. Una rapina legale della quale siamo vittime impotenti.

🎯 La maggiore libertà dei pagamenti elettronici riguarda solo gli emittenti di moneta, banche, società finanziarie, chi orienta le norme a favore di quei poteri fortissimi, oltreché i padroni delle tecnologie di una carta elettronica al POS, digitare il codice relativo e attendere il buon fine, accompagnato dalla dicitura “transazione approvata”.

🎯 Qui dovrebbe sorgere la prima reazione, e invece no. L’omuncolo postmoderno, superbo cultore delle sue (apparenti) libertà, per quale motivo dovrebbe vedere approvate da qualcuno- l’entità sovraordinata, impersonale, la Matrix finanziaria- le sue spese, scelte di consumo, preferenze?

🎯 Non sono forse suoi i quattrini? Perché Stato, tecnostruttura e banche dovrebbero sapere per filo e per segno dove, quando e per quali spese abbiamo usato i nostri (!) soldi?

Continua ⤵️

Riassunto punti salienti

🔵 Vi invitiamo a seguirci per mantenervi informati su importanti temi di geopolitica, o altro e su riflessioni ad ampio raggio❗️

🔴 LIBERTÀ E DEMOCRAZIA 👉  Canale Libertà e democrazia

Aug 23, 04:52 PMMore from @demgiulib

PERCHÉ PROPRIO GLI ALGORITMI?

Quarta parte – ritrovare la strada

Nel '98 mi capitò una di quelle occasioni da prendere al volo: un ingaggio su una nave da crociera come "one woman show".

Avevo un'orchestra, un corpo di ballo e facevo uno spettacolo in quattro lingue. Cantavo, ballavo, insomma, stavo facendo esattamente quello per cui mi ero preparata per tanti anni. Quell'ingaggio fu davvero un colpo di fortuna. La cantante lasciava il posto e, per una serie di coincidenze, quel posto arrivò a me.

Rimasi a bordo per dodici mesi.

E fu proprio lì, mentre stavo realizzando uno dei miei sogni, che capii che quel sogno, da solo, non sarebbe bastato. Guardavo i miei colleghi. Alcuni lavoravano sulle navi da molti anni. Facevano ciò che amavano, viaggiavano, si esibivano, ma vivevano per lunghi periodi lontani dalla famiglia, dagli affetti, da un luogo che potessero chiamare casa.

Io non volevo quella vita. Amavo il mio lavoro, ma volevo anche delle radici. Volevo tornare vicino alla mia famiglia e desideravo costruirne una mia.

Così decisi di tornare a casa nel mio amato Friuli.

Ero stata lontana per anni, avevo vissuto una vita completamente diversa dalle persone che avevo lasciato e, per molti versi, avrei dovuto ricominciare quasi da zero. Ma anche in quel frangente, la vita mi riservò una sorpresa.

Una sera andai al cinema con alcuni amici a vedere il film C'è posta per te. Rimasi folgorata dall’idea che due persone potessero conoscersi attraverso un computer.

Vidi il film tre volte.

E nel 2000 pubblicai Regina di Cuori, il primo portale italiano dedicato ai single. Nel giro di pochi mesi arrivai ad avere 40.000 iscritti, persone che cercavano l'anima gemella attraverso il portale.

Mi occupavo della comunicazione, della redazione, delle campagne, organizzavo feste ed eventi per permettere alle persone di incontrarsi. Ma facevo anche, letteralmente, la Regina di Cuori. Le persone mi raccontavano chi erano, cosa desideravano, che tipo di persona stavano cercando. Io ascoltavo e poi andavo a cercare nel database qualcuno che potesse essere compatibile con quei desideri. E funzionava molto bene.

Ho messo insieme diverse coppie. Sono stata persino testimone di nozze e madrina di battesimo di bambini nati da alcuni di quegli incontri.

Da fuori poteva sembra un salto pazzesco: dallo show sulla nave al portale per single. Invece, pensandoci oggi, anche questa era una tessera del puzzle. Ascoltare una persona. Capire ciò che stava cercando. Fare domande. Osservare. Comunicare.

Cosa c'era di strano?

Proprio attraverso quel mondo, per una serie di coincidenze e conoscenze nate in quell'ambiente, nel 2001 incontrai l'uomo che sarebbe diventato successivamente mio marito. E fu a quel punto che mi trovai davanti all'ennesima decisione della mia vita.

Prima di lui avevo avuto altre relazioni. Avevo incontrato uomini che, più di una volta, mi avevano messa davanti a una scelta molto precisa: «O me o il tuo lavoro.» E io avevo sempre scelto il mio lavoro. Ovviamente.

Ma quella volta fu diverso. In quella relazione vedevo un vero progetto di vita. Una famiglia. E quando all’improvviso ci fu bisogno di me al suo fianco, la mia scelta fu dettata dall'amore e dalla convinzione di un progetto condiviso: non ci sono più soltanto io. Ci siamo noi.

Così, progressivamente, misi da parte quello che fino a quel momento era stato il mio mondo per dedicarmi sempre di più al suo.

Danza, voce, insegnamento, spettacolo, comunicazione non sparirono completamente dalla mia vita. Ma cambiarono posto, diventando un’occupazione serale. E quella che pensavo sarebbe stata una scelta temporanea di lavoro durò 18 anni.

Credevo nel matrimonio, nella famiglia, nell'aiuto reciproco e nella costruzione di qualcosa insieme. E per quel noi ero disposta a fare una cosa che fino a quel momento non avevo mai fatto per nessuno: mettere da parte me stessa.

Poi nel 2019 arrivò il cancro, con tutto quello che potete immaginare. Se volete approfondire, il 15 luglio ho pubblicato un post al riguardo.

Ero spaventata, confusa... eppure, anche lì la vita mi stava preparando al prossimo bivio.

Prima dell'intervento incontrai ben tre chirurghi e a tutti feci praticamente la stessa domanda:

«Siamo a luglio. A ottobre ricomincio con i corsi di ballo. Sarò in grado di utilizzare il mio corpo?»

Strana domanda, vero? Mentre stavo vivendo quell'esperienza, con tutto quello che comportava, una parte della mia testa era già là, con i miei allievi.

Oggi quella frase spiega molto più di quanto riuscissi a capire allora.

Non mi interessava sapere quando sarei tornata in ufficio. Del resto, tre giorni dopo essere uscita dalla sala operatoria ero già al computer, perché il lavoro di mio marito aveva delle scadenze che non potevano essere rimandate.

La domanda in realtà chiedeva:

Potrò tornare a ballare? Potrò tornare a insegnare? Potrò utilizzare il mio corpo?

Perché quella, per me, era vita. Oggi lo so.

Quella parte di me che per diciotto anni aveva continuato a esistere nei ritagli di tempo voleva più spazio. Avevo bisogno di ritornare a esprimermi. Di ritrovare me stessa.

E quando questa consapevolezza fu evidente, qualcosa cambiò. L'Universo ascolta, sempre.

A gennaio 2020 sentii parlare per la prima volta di Elia Tropeano e dei suoi algoritmi capaci di portare guarigione nel corpo. In un gruppo lessi la testimonianza di una donna che raccontava di essere guarita da un cancro al seno grazie a un algoritmo di Elia, senza essersi sottoposta all'intervento.

Io mi ero operata, avevo fatto le mie scelte terapeutiche e stavo ancora vivendo sulla mia pelle tutto quello che quell'esperienza aveva comportato.

Come potevo non voler approfondire? La mia curiosità diventò irrefrenabile.

Volevo sapere cosa fossero questi algoritmi, come funzionassero, che cosa facesse quest'uomo, cosa avesse scritto e cosa ci fosse dietro quelle affermazioni.

Così mi avvicinai al lavoro di Elia Tropeano.

Elia non è stato il mio maestro. Mi ha fatto conoscere qualcosa da cui sono partita, ma non mi ha formata nel lavoro che faccio oggi.

È stato la scintilla, un'enorme scintilla, che ha dato il via a tutto ciò che poi ho creato.

Ed è qui che tutte quelle strane tessere che vi sto raccontando dall'inizio di questa storia hanno iniziato a comporre il puzzle.

Il corpo che avevo imparato a conoscere attraverso la danza. Il movimento, la postura e l'equilibrio. La danzaterapia. L'esperienza con i bambini autistici, che mi aveva insegnato quanto fosse necessario modificare il linguaggio in funzione della persona che avevo davanti. La comunicazione. La PNL. La musica e il ritmo. Il canto. La voce. L'ascolto.

Era già tutto lì, a disposizione.

Gli algoritmi furono il punto in cui, improvvisamente, tutto iniziò a parlarsi.

Cominciai a sperimentare, a esplorare, a collegare ciò che osservavo con tutto quello che già conoscevo.

E quasi immediatamente iniziai anche a creare.

Da quel processo nacque quello che sarebbe diventato il Metodo REAL®.

Perché proprio gli algoritmi? Adesso posso rispondere.

Perché dentro gli algoritmi ho ritrovato il corpo, la parola e la voce. Le tre cose che, in modi diversi, avevano attraversato tutta la mia vita.

Non sono arrivata agli algoritmi per caso. Ci sono arrivata portandomi dietro tutto quello che ero stata, tutto quello che avevo imparato e sperimentato, anche quando ancora non sapevo a cosa sarebbe servito.

Elia Tropeano ha acceso la scintilla. Tutto il resto era già pronto a prendere fuoco.

Se siete arrivati fino a qui, probabilmente vi sarete già fatti un'idea di questo percorso durato quarant'anni.

Molti di voi si saranno ritrovati nelle mie parole.

Qualcuna magari avrà trovato delle similitudini con la sua storia. E ci sta.

Per quanto mi riguarda, ho dato un significato profondo a questi quarant'anni e ho ascoltato anche diversi pareri sul perché abbia vissuto alcune esperienze, sulle scelte che ho fatto e persino sul perché sia arrivato il cancro.

Ma vorrei andare oltre.

Oggi è una bella domenica di sole e avevo voglia di raccontarvi qualcosa di me.

💪 Quale esercizio abbassa di più la glicata dopo i 60?

Se hai più di 60 anni e il diabete di tipo 2, "fai movimento" te lo dicono tutti. Ma quale movimento?

Una nuova revisione sistematica con meta-analisi a rete — solo studi randomizzati, su adulti anziani con diabete di tipo 2 — ha confrontato cinque modalità di allenamento: aerobico continuo, forza, combinato, esercizio mente-corpo (yoga e tai chi) e HIIT, gli intervalli ad alta intensità.

Cosa emerge: ▪️ tutte le modalità riducono l'emoglobina glicata rispetto al non fare nulla ▪️ l'HIIT mostra la riduzione stimata maggiore ▪️ la relazione dose-beneficio non è lineare: oltre una certa quantità settimanale, il vantaggio smette di crescere. Più non è sempre meglio.

Però attenzione. Il vantaggio dell'HIIT viene con più incertezza nei dati (intervalli di confidenza più ampi), e gli autori sono chiari: la prescrizione dell'esercizio va individualizzata per modalità, dose e stato di salute. Il messaggio non è "fai l'HIIT": è "muoviti con regolarità, nel modo che riesci a sostenere e in sicurezza". E se hai il diabete, prima di cambiare allenamento parlane con il tuo medico o diabetologo.

📎 Fonte: Optimal dose and exercise modality to improve HbA1c in older adults with type 2 diabetes mellitus: a systematic review with pairwise, network, and dose-response meta-analyses. Diabetes Research and Clinical Practice, 2026. DOI: 10.1016/j.diabres.2026.113509 → https://doi.org/10.1016/j.diabres.2026.113509

MESSINA, INCENDIO DI VEGETAZIONE A TAORMINA: 3 SQUADRE VIGILI DEL FUOCO IN AZIONE

A Taormina (ME) intervento dei vigili del fuoco per un incendio di vegetazione in contrada Matrissa, a ridosso dell’autostrada A18. Sul posto operano tre squadre per il contenimento delle fiamme. Una squadra è impegnata nel presidio di un centro abitato nelle vicinanze dell’area interessata dall’incendio.

#culture #lingue Origini della lingua ungherese (magiaro), una lingua uralica non imparentata con le vicine lingue slave, germaniche o romanze📚

🇭🇺L'ungherese appartiene alla famiglia delle lingue uraliche/ugriche. I suoi parenti viventi più prossimi sono il khanty e il mansi, parlati in Siberia occidentale lungo il fiume Ob. Sebbene l'Ungheria si trovi in Europa centrale, storicamente i popoli uralici originari vivevano più a est, prima della migrazione nel Bacino Pannonico

#statistiche Confronto grafico tra le dimensioni del Mato Grosso brasiliano e il Parco Nazionale della Groenlandia Settentrionale❇️

🇧🇷🇬🇱Il Mato Grosso è un grande stato federato situato nel Brasile centroccidentale e copre un'area di 903mila km², ed è il terzo stato più esteso del Brasile dopo Amazonas e Pará. Il Mato Grosso è esteso quasi quanto il Parco Nazionale della Groenlandia Nord-Orientale (972mila km²), che è il parco nazionale più grande del mondo

Condividiamo questa lucida lettura sulla tragica vicenda di Palermo a firma dell'Avv. Cinquemani, che mette in luce la strumentalizzazione politica e l'asimmetria mediatica nel trattare i decessi cagionati dalle vaccinazioni. Uno show mediatico che è ora di smascherare per ciò che è.

Quotidiano Sociale: Palermo, la morte della bambina di quattro anni: quando il rumore mediatico copre la verità clinica e distoglie lo sguardo dai veri responsabili https://share.google/4W9dVB7SrRlYu71Bz A cura di: Avv. Francesco Paolo Cinquemani Canale Telegram: https://t.me/avvcinquemani

Aug 23, 01:40 PMMore from @comilva

PERCHÉ PROPRIO GLI ALGORITMI?

Terza parte – Imparare a comunicare

Nel post precedente vi ho lasciati con un'altra tessera del mio puzzle: la comunicazione.

In realtà era già lì da molto tempo, solo che ancora non lo sapevo. Perché c'è anche un aspetto molto concreto di tutta questa storia: di arte bisognava riuscire a vivere. E negli anni 80 vivere di danza non era affatto semplice. Le opportunità erano diverse da quelle che ci sono oggi, le scuole erano molte meno e anche il mondo dello spettacolo funzionava in maniera differente.

Quando giravo i teatri o partecipavo agli spettacoli televisivi, facendo parte di un corpo di ballo non avevo necessariamente qualcuno a disposizione che si occupasse sempre di me. Dovevi saperti arrangiare. E arrangiarsi non significava presentarsi davanti allo specchio, darsi una sistemata ai capelli e via.

Trucco e parrucco facevano parte del lavoro. Dovevano essere impeccabili e soprattutto adatti al palco, alle luci, alla distanza dal pubblico e alla telecamera. Così cominciai a studiare anche quello. Il volto, le luci, i colori, il trucco da spettacolo. Piano piano cominciavo a conoscere non soltanto ciò che accadeva davanti al pubblico, ma anche tutto il lavoro che esisteva dietro le quinte. Perché se avevo bisogno di una competenza per poter fare meglio quello che amavo, la mia risposta era quasi sempre la stessa: la imparavo.

Ma rimaneva un piccolo dettaglio. Bisognava vivere. Mangiare. E soprattutto continuare a pagare tutti quegli studi che io continuavo ostinatamente a voler fare. Così, parallelamente alla danza, alla musica e allo spettacolo, cominciai a fare lavori molto più normali. E siccome una cosa che non mi è mai mancata era una discreta parlantina, finii quasi naturalmente nella vendita.

Ho venduto veramente di tutto. Ho lavorato come commessa in profumeria. Ho venduto integratori e anche macchine fotografiche e videocamere. Sono arrivata persino a prendere la concessione di un marchio e a occuparmi della vendita di prodotti professionali per parrucchieri ed estetiste. Se apro questo capitolo dovete prender ferie. 😂

Ho fatto anche vendite televisive. Insomma, se c'era qualcosa da vendere, probabilmente prima o poi io l'avrei venduta.

All'inizio quei lavori avevano soprattutto una funzione molto pratica. Mi permettevano di vivere. E mi permettevano di continuare a studiare. Perché mentre da fuori poteva sembrare che continuassi ad aggiungere cose completamente scollegate tra loro, per me ognuna di quelle esperienze aveva un senso.

Non vedevo ancora il disegno del puzzle. Seguivo semplicemente ciò che mi interessava e ciò che, in quel momento, mi serviva. E fu proprio attraverso la vendita che incontrai un'altra tessera che sarebbe diventata importantissima molti anni dopo.

La PNL: Programmazione Neuro-Linguistica.

All'epoca frequentai diversi corsi, spostandomi anche tra varie città. La PNL che incontrai allora era legata alla comunicazione, alla vendita e al marketing. Ed era esattamente ciò che mi serviva in quel momento. Volevo diventare più brava nel mio lavoro. Capire meglio chi avevo davanti. Come comunicare. Come utilizzare le parole. Come creare relazione.

Come una stessa cosa, detta in due modi diversi, potesse produrre risposte completamente diverse.

Solo molto più avanti avrei approfondito altri aspetti della PNL e sarei tornata anche alle sue origini, scoprendo un territorio molto più vasto di quello che avevo conosciuto attraverso la vendita.

Ma intanto un'altra parola era entrata definitivamente nella mia vita: comunicazione.

Il terreno era già pronto. Avevo imparato a osservare la risposta del mio corpo. Avevo lavorato con bambini autistici imparando che, se il mio modo di comunicare non arrivava all'altro, dovevo essere io a cambiarlo. Adesso iniziavo a studiare consapevolmente anche le parole e le modalità attraverso le quali comunichiamo.

Ma nel frattempo c'era un'altra vecchia compagna che non aveva nessuna intenzione di uscire dalla mia vita: la voce.

Quella era lì da quando ero ragazzina. Radio, canto, musica, serate... Avevo una bella voce e sapevo usarla per cantare. Ma ancora una volta mi venne voglia di capire che cos'altro avrei potuto farne. E così arrivarono i primi studi di doppiaggio.

Fu attraverso quel mondo che incontrai il maestro Ciro Imparato e il suo metodo FourVoiceColors®, i quattro colori della voce. E scoprii che la mia era una voce verde. La voce della relazione, dell'empatia, dell'accoglienza. Quella voce che tanti anni prima piaceva agli ascoltatori che mi seguivano alla radio stava diventando qualcosa che potevo studiare, comprendere e utilizzare in maniera molto più consapevole.

Naturalmente non potevo immaginare che molti anni dopo migliaia di persone avrebbero ascoltato proprio quella voce attraverso gli algoritmi, le storie, le visualizzazioni e le attivazioni. A quei tempi continuavo semplicemente a raccogliere pezzi.

Danza e corpo. Musica e ritmo. Danzaterapia e linguaggio corporeo. Vendita e comunicazione. PNL e parole. Voce.

Vista così, oggi, comincia quasi a sembrare facile vedere il filo conduttore, ma allora non lo era affatto. Perché mentre continuavo a costruire competenze, lavorare, studiare, cantare, insegnare e cercare la mia strada, la vita stava preparando un altro dei suoi famosi bivi.

E io mi trovai davanti a una scelta che, per una come me, era enorme:

continuare a mettere al centro della mia vita tutto ciò che avevo costruito fino a quel momento oppure costruire quella famiglia che avevo sempre desiderato.

Scelsi la famiglia. E per diciotto anni gran parte di tutto quello che vi ho raccontato fino a qui sarebbe finito ai margini della mia vita. Non sarebbe scomparso. Ma sarebbe diventato qualcosa da fare quando avanzava tempo.

Oggi so che quella scelta avrebbe avuto conseguenze che allora non potevo immaginare.

Ma questa è un'altra tessera del puzzle. E sarà la prossima. 😉

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Aug 23, 01:14 PMMore from @erroribombe

📛📛ATTENZIONE POPOLO DEI SOCIAL📛📛

Il gruppo TUTELA DEL DIRITTO SOGGETTIVO, fondato dalla consulente in Diritti Naturali Alessandra Ghisla, ha già messo in piedi un pool di professionisti per assistere GRATUITAMENTE la famiglia della piccola, morta si presume a causa di difterite, e, per i quali genitori, pende un'accusa di OMICIDIO COLPOSO OMISSIVO per non averla vaccinata.

Tutto ciò è inaccettabile perchè, dai racconti, si sospetta NEGLIGENZA MEDICA ed accusare i genitori, corsi più volte al pronto Soccorso, di esserne loro i colpevoli, non può rientrare nello Stato di Diritto. Per cui cerchiamo i genitori o parenti o conoscenti per aiutarli a non subire questo ennesimo abuso, manipolato per propaganda ma anche per avere giustizia per questa morte assurda.

Noi sospettiamo che la questione sia stata montata politicamente ad arte e che vogliano costruire un precedente molto pericoloso per i genitori di LIBERA SCELTA. Non possiamo permettere una condanna ingiusta e che potrebbe riguardare tutti. Stanno cercando di spostare l'eventuale sanzione amministrativa, prevista per l'inottemperanza all'obbligo vaccinale Lorenzin, ad una condanna in carcere, con intervento anche degli assistenti sociali. Come vorrebbero tutti con "I novax devono andare in galera e devono togliere loro i figli"

NON LASCIAMOLI SOLI AD AFFRONTARE TUTTO CIO'. OFFRIAMO LA DIFESA, METTENDO A DISPOSIZIONE ANCHE UN AVVOCATO DI PARTE OPPURE DI COLLABORARE CON IL LORO.

CONDIVIDETE TUTTI AFFINCHE' RIUSCIAMO A PARLAR CON LORO DELLA NOSTRA STRATEGIA GIURIDICA. TUTTI I NOSTRI CONTATTI LI TROVATE SUL SITO WWW.TUTELADIRITTOSOGGETTIVO.IT

Alessandra Ghisla - Consulente con studi di Diritti Naturali dell’Essere Umano e tecniche di difesa in Autotutela del Cittadino Italiano

SUPPORTA IL NOSTRO LAVORO SU https://www.tuteladirittosoggettivo.it/donazionitds/

Domenica 23 Agosto

Sbatti il mostro in prima pagina (1972) di Marco Bellocchio è un film che non è invecchiato di un giorno. Al contrario, più il tempo passa, più diventa difficile guardarlo senza l’impressione di vederci il riflesso di ciò che viviamo ancora oggi.

Quinto appuntamento della rassegna ImbarKino 2026. Estate italiana, in collaborazione con Reframe Fest: festival diffuso e multidisciplinare in cui convergono metodologie, competenze e visioni diverse capaci di sfidare e rinnovare i linguaggi dell’attuale panorama sociale e culturale.

Realizzato da Imbarchino del Valentino e Banda Larga APS nell’ambito del programma culturale “Che Bella Estate! 2026–2027”. Selezione e curatela di Riccardo Lazzarato. Il film verrà proiettato in italiano con sottotitoli in inglese. Alle 21, sul pratone.

Amma dice che la pratica dello Yoga consiste nel comprendere che il fondamento di tutti i movimenti è la consapevolezza.

Iscriviti e partecipa al Seminario “YOGA del CUORE” che si terrà al MA Center Italy 👉 https://event.ammaitalia.org/event/show/29

🧘🏻‍♂️ 5-6 Settembre 2026 (il corso inizierà venerdì sera dopo la cena)

Attraverso la pratica guidata da Vinod, istruttore di yoga e di meditazione presso l’ashram di Amma in India, saremo invitati a dimorare nel cuore per ritrovare l’equilibrio interiore, e portare più silenzio nella nostra vita.

Pratiche del corso: • Manas puja guidata • Yoga e Meditazione del Cuore • Satsang sulla pratica del cuore • Sessioni di domande e risposte.

Il ritiro è aperto a tutti e include le pratiche quotidiane di tutti i centri di Amma, la recitazione dell’archana al mattino e i bhajans alla sera.

Per info 📧[email protected] ☎️Isabella 353 472 0051

#Amma #centroammaitalia #MACenterItaly #ammaitalia #Yoga

Aug 23, 12:03 PMMore from @ammaitalia

Un'altra parabola del Maestro commentata dalla "nostra" Pina.

"Dal vangelo sec. Mt 15,1-2.10-14 In quel tempo alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché i tuoi discepoli _trasgrediscono_ la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani!». Riunita la folla, Gesù disse loro: «Ascoltate e comprendete bene! Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo!». Allora i discepoli si avvicinarono per dirgli: «Sai che i farisei, a sentire questa parola, si sono scandalizzati?». Ed egli rispose: «Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata. Lasciateli stare! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!». Parola del Signore.

Rispettare le regole e le tradizioni ci fa sentire a nostro agio all'interno di un nucleo familiare, sociale, nazionale, religioso. Crea familiarità, unita', sicurezza, riconoscimento, identità. Purché ci sia accordo fra gli atti esteriori e le intenzioni del cuore. Posso infatti partecipare a tutti i momenti importanti della famiglia, essendo un prima linea nello svolgimento di doveri e la risoluzione di problemi; posso svolgere al meglio, essendo bravo, e dando il massimo, il mio lavoro; posso impegnarmi assiduamente e alacremente in associazioni e missioni sociali e umanitarie; posso partecipare a tutte le celebrazioni e riti religiosi. Tuttavia, se lo faccio, anche inconsapevolmente, non per amore della persona e della comunità, ma perché ho paura di restare solo; non per spirito di servizio ma per poter esistere e non soccombere al senso d'inferiorita' o al malessere che mi macerano; non per contribuire al benessere e alla crescita degli altri usando dei miei talenti, ma per primeggiare e sentirmi un reuccio, non mi distinguo molto dai farisei e dagli scribi del brano di oggi, che Gesù chiama guide cieche di altri ciechi. Il segno e la prova che è così? Mi sento a posto con la coscienza, dalla quale in realtà sono scollegato, mentre seguo l'ego, il mentale, il mondano e il superficiale. Mi considero un gradino più su rispetto a chi è meno bravo, sollecito, persino inadempiente o alternativo. Lo giudico, lo condanno e lo escludo. Perché mi interpella e mi destabilizza rifiutando di essere un mio clone, di farsi indirizzare e manipolare dipendendo da me: come genitore, coniuge, amico, collega, concittadino, esperto nel mio stesso campo di conoscenze. Invece si svincola, usa del suo libero arbitrio, del suo libero pensiero, vive e opera altrimenti. Se io fossi puro nei sentimenti e nei pensieri, dunque nelle parole e nelle azioni, questo non dovrebbe farmi paura, né scandalizzarmi. Sarei felice che l'altro sviluppi la sua autonomia, che eserciti la sua libertà, che mi superi, cercherei di evitare ogni parola che lo sminuisca o lo ostacoli. E se mi paresse che stia percorrendo una strada che lo svia, lo rende infelice, però non accetta aiuti, non proverei rammarico, non lo detestarei. Mi sentirei invece naturalmente pervaso di un'immensa compassione, tutta divina, che scaturisce dal profondo, dove regna Dio, lo accompagnerei con la preghiera assidua e gli farei uno spazio stabile nella comunità del mio cuore".

Pina Patanè

Aug 23, 12:02 PMMore from @nandrar

⚠️ L’OCCIDENTE IN PIENA CRISI ESISTENZIALE❗️ Giuseppe Giannini

🔴 Secondo Giuseppe Giannini, l'Occidente attraversa una profonda crisi esistenziale dovuta all'esportazione coercitiva dei propri valori, che genera conflitti, violenze e instabilità globale. L'autore critica l'imperialismo economico e politico anglosassone, citando il fallimento in Afghanistan e lo sfruttamento della crisi migratoria in Nordafrica come strumenti di controllo e vantaggio geopolitico. All'interno delle democrazie occidentali, si osserva un'erosione dei diritti, dello stato di diritto e dell'equilibrio dei poteri a favore di esecutivi autoritari e normative repressive. L'articolo conclude che l'Europa e gli Stati Uniti, rispettivamente attraverso l'UE mercantilistica e un America suprematista, non sono più modelli di riferimento, riducendo la legge a mero strumento di repressione. Sommario ⬆️ -------------------------------- ⏹️ L’imposizione al mondo dei cosiddetti valori occidentali si traduce in un insieme di poteri culturali, economici e militari esportati, spesso senza chiedere il consenso dei destinatari.

🔹️ Il verbo consumistico, la mercificazione, il mercato globale. Le monocolture, la standardizzazione e la delocalizzazione delle produzioni.

🔹️ L’idolatria della competizione, l’appropriazione delle materie indispensabili a garantire lo stile di vita e il dominio dell’Occidente.

🔹️ E, ancora, l’accentramento decisionale in capo a soggetti che oltrepassano gli Stati, servendosi degli Stati stessi. Tutto ciò determina conflitti e violenze ed è propedeutico alle guerre.

🔹️ Un trasferimento coattivo, a volte ratificato da accordi dietro i quali si nascondono sudditanza e dipendenze storiche. A conferma del fatto che non esistono rapporti realmente paritari:

🔹️ Anzi, anche l’apparenza di governi legittimamente eletti serve a garantire sfere di influenza, libero accesso ai capitali e sfruttamento delle risorse, in cambio di privilegi riservati agli esecutivi locali e in nome di una democrazia ridotta a farsa.

🔹️ Altre volte i potentati locali sono corrotti, frutto di golpe o, peggio ancora, amministrano in modo autoritario, ma tutto questo conta relativamente.

🔹️ Da sempre, soprattutto l’Anglosfera, se ne è servita per i propri interessi geopolitici, per fomentare disordini, magari finanziando qualche cellula fondamentalista, fino a quando queste, potenziate da denaro e armi, non si sono rivolte contro di loro, perché non disposte a tollerare ingerenze esterne sul proprio modo di governare.

🔹️ Si pensi al fallimento della ventennale esperienza afghana, conclusasi con il ritorno dei talebani al potere. Si impongono così, ad esempio, costumi figli di interpretazioni fanatiche dell’Islam, come la sharia.

Continua ⤵️

Riassunto punti salienti

🔵 Vi invitiamo a seguirci per mantenervi informati su importanti temi di geopolitica, o altro e su riflessioni ad ampio raggio❗️

🔴 LIBERTÀ E DEMOCRAZIA 👉  Canale Libertà e democrazia

Aug 23, 11:47 AMMore from @demgiulib

PERCHÉ PROPRIO GLI ALGORITMI?

Seconda parte – Imparare nuovamente a conoscere il mio corpo

La sentenza dell'ortopedico? non l'avevo digerita. Per niente.

E non era soltanto rabbia o delusione.

Conoscevo la danza, il movimento e soprattutto conoscevo molto bene il mio corpo. O almeno conoscevo il corpo prima dell'incidente. Perché dopo dovetti imparare a conoscerlo di nuovo. Non avevo rotto nulla. Eppure il mio corpo aveva subito un trauma enorme.

La dinamica dell'incidente era stata complessa. Mi erano venuti addosso sia da dietro che da davanti. In pratica un doppio incidente. L'auto era rimasta schiacciata tra le altre e quando arrivarono i soccorsi mi tirarono fuori dal tetto. Il motore era entrato nell'abitacolo. Avevo sbattuto le tibie sui pedali e le ginocchia contro il motore. Avevo preso il volante in faccia. La dentatura si era spostata e avevo rischiato di perdere i quattro denti anteriori dell'arcata superiore. Avevo sbattuto violentemente anche l'orecchio sinistro contro il finestrino e avevo perso una percentuale del mio equilibrio.

Per condurre una vita normale poteva sembrare poca cosa. Per una ballerina professionista non lo era affatto. Una piroetta, improvvisamente, era diventata un problema. Il mio baricentro era cambiato. L'anca destra aveva cominciato a scattare e non si muoveva più fluida come prima. La schiena compensava adattandosi agli scompensi.

Insomma, ero intera. Ma il mio corpo non funzionava più come quello che conoscevo.

Anche la dentatura diventò parte di questo percorso. Ebbi la fortuna di incontrare un dentista molto bravo che lavorava sull'occlusione. Riuscì a salvarmi i denti e, lavorando sul modo in cui chiudevano le arcate dentali, cominciò anche a riequilibrare alcuni degli scompensi che si erano creati nella postura in seguito al trauma. Fu un'altra scoperta. Il corpo non era un insieme di pezzi separati. Quello che accadeva da una parte poteva modificare l'equilibrio di altre parti.

Nel frattempo iniziò una battaglia legale che sarebbe durata dieci anni per ottenere il risarcimento dei danni provocati da un incidente di cui non ero responsabile e che aveva troncato sul nascere la mia carriera.

Ma mentre gli avvocati facevano il loro lavoro, io avevo il mio da fare. Dovevo e volevo recuperare il mio corpo. E soprattutto avevo bisogno di capire come funzionava adesso. Perché sapevo esattamente come mi muovevo prima. Conoscevo il mio equilibrio. La mia postura. I miei difetti. Sapevo dove cadeva il peso, come rispondeva un'articolazione, come partiva un movimento.

Ma adesso dovevo ricominciare e osservare tutto da capo.

Fu proprio in quel periodo che ebbi accanto un coreografo e per me maestro di vita molto importante: Franco Miseria.

Conosceva il mio talento, la mia grinta e anche la mia testardaggine. Fu lui a tirarmi fuori dal baratro profondo di depressione nel quale stavo precipitando, spronandomi a vedere qualcosa che io non avevo nessuna voglia di vedere. Avevo sempre immaginato il mio posto davanti al pubblico, sul palco. Non necessariamente come prima ballerina. Volevo semplicemente fare ciò che sentivo dentro: ballare.

Lui mi fece guardare oltre, dietro quel palco. Mi disse che possedevo una qualità che in pochi hanno. Avevo le qualità del maestro. E mentre una ballerina aveva davanti a sé pochi anni di vera carriera, il maestro poteva insegnare per anni e anni. Ma io non volevo fare il maestro. Io volevo ballare. Gli servì tutta la pazienza di questo mondo per farmi anche solo prendere in considerazione un'altra prospettiva. Alla fine ci riuscì.

Ricominciai a studiare e mi ritrovai all'interno di un laboratorio metodologico della danza, con due maestri eccezionali, tra i quali Paganini. E lì il mio mondo cambiò. Fino a quel momento avevo studiato il corpo per farlo danzare. Adesso cominciavo a studiare il movimento, la postura, l'equilibrio e l'impatto che un determinato esercizio aveva sui muscoli e sull'intero assetto del corpo.

Incontrai anche la danzaterapia. E scoprii che la danza poteva diventare uno strumento terapeutico. Poteva aiutare un corpo a recuperare delle capacità. Poteva diventare linguaggio. Così iniziai a sperimentare me stessa. Da una parte studiavo. Dall'altra osservavo quel corpo traumatizzato dall'incidente. Provavo un esercizio. Ascoltavo. Osservavo che cosa cambiava. Correggevo. Riprovavo.

Attraverso esercizi posturali provenienti anche dalla danza classica, rivisti e adattati alle mie necessità, iniziai poco alla volta a rimettere in equilibrio il mio corpo. E a dialogare con lui.

Ma quello che stavo imparando non rimase confinato al lavoro su di me. Ebbi la possibilità di lavorare attraverso la danza con bambini autistici. E quella fu un'altra esperienza importantissima. Perché lì non potevo semplicemente mettermi davanti a un bambino, mostrargli un movimento e aspettarmi che lo ripetesse. Dovevo trovare un modo per entrare nel suo mondo. Osservare. Capire come reagiva alla mia presenza, alla musica, al ritmo, a un movimento, a una richiesta.

Il linguaggio e le modalità di comunicazione che potevano funzionare con un bambino non autistico non necessariamente funzionavano con lui. Quindi dovevo cambiare il modo di comunicare. Il modo di proporre un esercizio. Dovevo aspettare una risposta, osservarla e da quella risposta capire che cosa fare dopo.

La danza diventava una scuola di linguaggio. Perché il corpo poteva dire qualcosa anche quando le parole non riuscivano ad arrivare. Un movimento poteva creare un contatto. Un ritmo poteva diventare un modo per incontrarsi. Ed è anche attraverso quelle esperienze che iniziai a creare i miei primi metodi di insegnamento. Non mi bastava applicare un esercizio imparato da qualcun altro e aspettarmi che funzionasse sempre nello stesso modo. Dovevo osservare la persona che avevo davanti.

Da una parte, quindi, avevo il mio corpo, che dopo l'incidente mi aveva costretta a imparare un linguaggio nuovo. Dall'altra avevo quei bambini, che mi stavano insegnando che non esiste un unico linguaggio per entrare in relazione con una persona e con il suo corpo. Allora non pensavo certamente agli algoritmi. E non vedevo nessun grande disegno. Stavo semplicemente vivendo un altro pezzetto della mia vita. Un altro pezzetto di quel puzzle che oggi riesco a guardare da una prospettiva completamente diversa.

Piano piano recuperai. E tornai a ballare, ma soprattutto iniziai a insegnare. Avrei continuato a farlo per moltissimi anni, attraversando stili diversi e arrivando poi alle danze caraibiche, che sarebbero diventate un'altra mia grande passione.

Ho continuato a ballare insieme ai miei allievi per anni.

Oggi ho 61 anni. Ho un corpo che ha ballato tantissimo e che porta inevitabilmente i segni di una vita trascorsa a muoversi. E ovviamente ho una schiena che non ha dimenticato quel grosso incidente d'auto. Non vivo in un corpo perfetto. Ma vivo in un corpo che conosco.

Negli anni ho costruito esercizi mirati per lui, ho imparato a riconoscere le sue risposte e a convivere con le problematiche che inevitabilmente si porta dietro.

E mentre imparavo ad ascoltare il corpo, un'altra tessera del puzzle stava per diventare sempre più importante: la comunicazione.

Da lì sarebbero arrivate altre strade, altri studi e, naturalmente, un altro bel bivio davanti al quale scegliere. Perché una vita lineare, evidentemente, proprio non faceva per me.

Arrivati fin qui, iniziate anche voi a vedere l’insieme del puzzle?

Continua...

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Geopolitica dell’India nel secolo XXI

Dopo decenni di non allineamento, la politica estera indiana, soprattutto con la salita al potere di Narendra Modi, ha effettuato una svolta decisiva con la nuova affermazione di una diplomazia economica (il cosiddetto “Made in India”) e la strategia del “Look East, Act East”. Nuova Delhi, di fatto, cerca nuovi spazi di manovra, sia a livello regionale che globale, per imporsi come attore fondamentale verso la sua idea di evoluzione multipolare.

L'autore: Daniele Perra

L'articolo completo: https://telegra.ph/Geopolitica-dellIndia-nel-secolo-XXI-08-22

Aug 23, 10:02 AMMore from @scf_italiano

PERCHÉ PROPRIO GLI ALGORITMI?

Prima parte – Il corpo e la voce

Ogni tanto incontro qualcuno che non vedo da anni. Persone che mi hanno conosciuta quando ballavo o cantavo, quando insegnavo. Qualcuno mi ricorda con Rita Pavone, o negli eventi che organizzavo, altri quando facevo la DJ. Altri ancora nei miei gloriosi anni da animatrice di karaoke, quando giravo per i locali a far cantare la gente.

Insomma, dipende da dove mi avete incrociata. 😄

E ovviamente, la prima cosa che mi chiedono è che cosa faccio oggi...

«Ho scritto due libri sugli algoritmi e lavoro sulla comunicazione con il corpo.»

Sguardo attonito che, tradotto, significa più o meno:

«Ma che cavolo c'entra?»

Già. Visto da fuori, lo capisco. Perché la mia vita, da quella prospettiva, sembra fatta di tanti pezzi che non hanno niente a che vedere l'uno con l'altro.

Lo pensava persino mia madre che non riusciva a capire questa figlia che passava dal ballo, al canto, agli studi di comunicazione, all'insegnamento.

Probabilmente, mentre vivevo tutte queste esperienze, il filo non lo vedevo chiaramente nemmeno io.

Oggi sì. Oggi, guardandomi indietro, vedo che quel filo non si è mai spezzato.

Corpo. Voce. Comunicazione. Sono sempre stati lì. Hanno semplicemente assunto forme diverse durante la mia vita.

Credo che la nostra anima sappia molte più cose di quelle che sappiamo noi mentre siamo impegnati a vivere. E credo che la mia, prima di arrivare qui, si sia anche divertita parecchio a progettare il percorso. Perché, francamente, un po' più lineare poteva anche farlo. Invece no.

Colpi di scena, battute d'arresto, ripartenze, porte che si chiudono proprio quando pensi di avercela fatta, altre che si aprono dove non avresti mai pensato di guardare. E scelte continue. Due strade davanti. A volte tre.

E io lì a decidere.

La mia vita tranquilla, lineare e prevedibile? Ma quando mai?

E non lo è nemmeno oggi.

Per questo, per raccontarvi perché proprio gli algoritmi, non posso cominciare dal 2020, quando li ho incontrati. Ma devo tornare molto più indietro.

A una ragazzina di tredici anni che amava la danza, faceva radio e ascoltava una musica che quasi nessuno dei suoi coetanei ascoltava. Perché credo che sia cominciato tutto molto prima di quanto io stessa abbia capito.

A tredici anni avevo già due grandi passioni: il corpo e la voce.

Ballavo e, contemporaneamente, avevo mosso i primi passi nel mondo della radio. Conducevo un programma pomeridiano in diretta con gli ascoltatori. Sì, ero piuttosto precoce. La radio mi affascinava moltissimo, ma ancora di più mi affascinava la musica. Ed ero una ragazzina un po' particolare anche in questo.

Correvo dietro ai DJ più quotati della zona, alcuni dei quali sarebbero poi diventati personaggi conosciuti anche a livello internazionale.

Ascoltavo sound di Philadelphia, funky, soul, R&B, pop. Persino i primi rap. E quando dico rap non pensate immediatamente a ciò che ascoltiamo oggi. Io ascoltavo i Public Enemy. Roba che pestava duro.

Senza saperlo, stavo già educando due strumenti che mi sarebbero stati utili per tutta la vita: il corpo e l'orecchio. Il ritmo lo sentivo fisicamente. La musica mi entrava dentro e diventava movimento. E la voce era l'altro grande territorio che volevo esplorare.

Appena ne ebbi la possibilità decisi quindi di entrare al Conservatorio. Volevo studiare canto. Naturalmente intorno a me cominciarono subito gli incoraggiamenti:

«Non ce la farai mai.» «Senza una raccomandazione lì dentro non entri.» «Entrano i figli delle famiglie importanti della città.»

Ottimo. Era esattamente il genere di frasi capaci di farmi venire ancora più voglia di provarci. C'era però un problema: avevo quindici anni e allora, a quell'età non potevi accedere direttamente allo studio del canto. Dovevo entrare con uno strumento e aspettare.

Ricordo ancora l'esame di ammissione. Uno degli esaminatori cominciò a battere sul tavolo con le nocche una lunga sequenza ritmica del Boléro di Ravel. Io ascoltai una volta. Poi lo guardai e ripetei sul tavolo esattamente quella sequenza, mantenendo ritmo, intensità e forza. Ricordo ancora le loro facce stupite. Mi dissero che avevo un orecchio musicale fuori dal comune. Ed entrai al Conservatorio con il massimo dei voti.

Peccato che io volessi cantare e invece mi ritrovai a scegliere uno strumento. Mi proposero di scegliere o violino o violoncello. Non mi interessava nessuno dei due. Ma scelsi il violino. Almeno quello riuscivo a portarmelo dietro senza trascinarlo.

Da lì cominciò la mia personale via crucis verso il canto. Pianoforte obbligatorio, con le mani che sui tasti non arrivavano mai dove avrebbero dovuto arrivare. Violino. Postura. Polso. Archetto. Esercizi interminabili girando per casa cercando di tenere quel benedetto violino tra mento e spalla nella posizione corretta.

Io studiavo tutto. Ma nella mia testa c'era un solo pensiero: prima o poi mi faranno cantare.

Finalmente arrivò quel momento. E mi sembrò di toccare il cielo con un dito. Per un attimo. Perché scoprii immediatamente un piccolo dettaglio che evidentemente non avevo considerato.

Quando io dicevo canto, pensavo alla mia musica, alla musica italiana, a quella straniera, alla musica che ascoltavo e che amavo.

Loro pensavano alla lirica.

Ops.

Mi dissero che, considerando le mie capacità e il fatto che studiavo anche danza, se proprio non mi interessava l'opera avrei potuto indirizzarmi verso l'operetta. Vicino avevamo il teatro di Trieste e, secondo loro, avrei avuto ottime possibilità di costruirmi una carriera.

Provai a immaginarmi lì. Mi vidi. E dentro sentii chiaramente:

«No. No. Non è questa la strada.»

Così, a diciassette anni, presi una delle prime decisioni importanti della mia vita. Con grande stupore degli insegnanti e ancora maggiore entusiasmo della mia famiglia – si fa per dire – deposi violino e archetto. Tante grazie. Anche no.

Dal Conservatorio arrivò praticamente una sentenza:

«Qui dentro non potrai mai cantare le canzonette.»

Va bene, grazie. L'avevo capito. Ma lasciare il Conservatorio non significò affatto lasciare il canto. Quello continuai a studiarlo privatamente, seguendo finalmente le strade che interessavano a me: jazz, espressività vocale e tutto ciò che negli anni mi avrebbe permesso di conoscere e utilizzare sempre meglio la mia voce. E infatti avrei continuato a cantare, esibirmi, incidere dischi.

Perché avevo lasciato il Conservatorio. Non la voce.

Intanto continuavo a ballare. E quella sì, pensavo, sarebbe stata la mia strada.

Arrivarono gli spettacoli, i teatri, l'esperienza nel corpo di ballo con Rita Pavone. Poi un provino importante. Fantastico. Lo superai. E finalmente arrivò il contratto con la Rai. Avevo vent'anni. Dopo anni di studio e lavoro avevo messo un piede esattamente nel posto nel quale avevo sognato di arrivare.

In quel periodo organizzai anche una manifestazione per raccogliere fondi per un bambino che doveva andare in America per un intervento alle cornee.

E la sera, tornando a casa proprio dopo quella manifestazione, ebbi un incidente d'auto. Un incidente serio. E lì la strada cambiò di nuovo.

In ospedale un ortopedico mi disse:

«Signora, lei non ballerà più a livello professionale. Se lo metta in testa. E fra qualche anno potrebbe ritrovarsi presto su una sedia a rotelle.»

Avevo vent'anni. Avevo appena firmato un contratto con la Rai. Avevo appena messo il piede dentro il mondo nel quale volevo entrare. E adesso dovevo tirarlo fuori.

D'istinto pensai: sti cazzi. Perché una cosa era certa. Conoscevo la danza. E soprattutto cominciavo a conoscere molto bene il mio corpo. Quello che ancora non sapevo era che proprio quell'incidente mi avrebbe costretta a scoprire quante cose si possono fare con un corpo quando inizi davvero ad ascoltarlo.

Volete sapere cos'è successo dopo? Perché, naturalmente, non è andata come aveva previsto l'ortopedico.

Continua...

Meteo 24-25 agosto: temporali più intensi sulle Alpi, coinvolta anche parte della Pianura Padana

https://www.meteotoscana.it/2026/08/meteo-24-25-agosto-temporali-piu-intensi-sulle-alpi-coinvolta-anche-parte-della-pianura-padana/

Aug 23, 09:21 AMMore from @meteotoscana

Ma non basta questo per astenersi dalla farsa delle elezioni?

Quanti compromessi si fanno e quanto si mente, anche all'interno dello stesso partito, pur di essere candidato e assicurarsi di lavorare poco, ricevere uno stipendio eccellente, godere di decine di benefit e avere un'ottima pensione?

Questa politica non è che lo specchio di una società pronta a tutto per i soldi!

Come sempre, dovete osservare i fatti e non le fesserie che troppi ripetono.

Per esempio, quanta gente conoscete che con voi "piange miseria" e vi convince a regalargli soldi, a fargli sconti e doni di ogni tipo e poi, dopo poco tempo, scoprite che quelle stesse persone, sempre pronte a lamentarsi dei soldi che affermano di non avere, partono per due o tre vacanze all'anno o fanno spese pazze?

Voi ne fate a stento una, perché vi fidate, aiutate, pensando che il mondo sia fatto a vostra immagine e somiglianza e, invece, sarete costretti a svegliarvi a suon di sberle, scoprendo che persino i vostri parenti non vi somigliano per niente!

Bisogna uscire dai luoghi comuni, tipo quello che se nascete nella stessa famiglia, per forza di cose, dovete avere dei punti in comune. È falso!

Le famiglie sono il luogo delle nostre prime prove, non associazioni di volontariato in stile gandhiano (e per favore, se citate Gandhi abbiate pietà e scrivete in modo corretto almeno il suo nome! Non ne posso più di leggere Ghandi! Si scrive Gandhi! Grazie).

Aug 23, 09:01 AMMore from @nandrar

NELLO STIPETTO L’INTEGRATORE NON FA EFFETTO Ogni tanto mi imbatto in qualche questione spinosa ed allora cerco di scrivere per fugare i dubbi. A questo giro voglio scrivervi rapidamente di una questione che riguarda alcuni miei clienti a volte anche affezionati. Magari mi scrivono per chiedere consigli, a volte per i prodotti a volte scrivo io a loro per sentire come sta andando. Mi accorgo a volte che qualcuno prende i miei prodotti e non li consuma, li tiene nello stipetto come fossero delle reliquie. E’ un peccato grave. Lo so che i miei prodotti sono leggermente più cari di quelli di Big Pharma ma in fatto di concentrazioni non ci sono competizioni. Inoltre se prendete i mie non date lavoro ai cinesi ma a persone che li producono su mia indicazione qui in Italia. Se non li prendete non possono farvi effetto wireless! Se avete dubbi una volta che li avete in mano scrivetemi, telefonateci. Io e il mio fidato Max rispondiamo a tutti. Salvo proprio i giorni sotto ferragosto abbiamo risposto sempre! Può succedere che uno prenda magari un prodotto che per lui è indigesto. Può succedere ma chiamatevi che io dopo 25 anni di farmacia conoscono 100 trucchi per aiutarvi, cose che voi manco immaginate. Possono verificarsi tanti inghippi. Basta un messaggio e vi aiutiamo. Non siate avari, prendete i prodotti che di certo vi cambiano la vita. Tenerli lì nello stipetto non ha senso e non vi fanno nulla. Agite, prendeteli con disciplina. Se seguite tutte le indicazioni che vi do qui sul canale e correggete alimentazione ed integrazione starete sempre sani lontani dai medici della mutua vaccinatori!

⚠️ SE CI TOLGONO IL CONTROLLO DEL CIBO, COSA CI RESTA DAVVERO? ORA TOCCA A NOI DIFENDERE LA SOVRANITÀ ALIMENTARE❗️ Andrea Caldart

🔴 Il 14 maggio 2026, l'associazione ALU, in collaborazione con CitizenGO, ha lanciato una petizione ai Ministri Lollobrigida e Foti per difendere la sovranità alimentare italiana. L'iniziativa, promossa da Andrea Caldart, denuncia la contraddizione dell'UE che impone rigidi costi e controlli agli agricoltori nazionali mentre facilita l'importazione di prodotti da Paesi con standard inferiori, come evidenziato dall'accordo UE-Mercosur. L'autore avverte del rischio di dipendenza dalle importazioni e della perdita del patrimonio agricolo e culturale, invitando i cittadini a firmare per proteggere il diritto di decidere cosa mangiare e sostenere i produttori locali contro decisioni percepite come ingiuste e lontane dai territori. Sommario ⬆️ ------------------------------------- ⏹️ Non è soltanto una questione di agricoltura e non riguarda esclusivamente gli allevatori, i campi, le aziende agricole o ciò che troviamo sugli scaffali del supermercato.

🔸️ A promuovere questa iniziativa è CitizenGO, che il 14 maggio 2026 ha lanciato la petizione rivolta al Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e al Ministro degli Affari Europei Tommaso Foti, in collaborazione con l’Associazione Libera-mente Umani ALU.

🔸️ Una collaborazione che nasce dalla consapevolezza che la questione della sovranità alimentare non può essere lasciata confinata agli addetti ai lavori.

🔸️ Non è una battaglia che riguarda soltanto il mondo agricolo, ma una questione che coinvolge direttamente cittadini, famiglie, consumatori e territori e riguarda il diritto di decidere cosa mangiamo e il futuro che vogliamo lasciare ai nostri figli, futuri cittadini di domani.

🔸️ Quando un Paese perde progressivamente la capacità di produrre, scegliere e proteggere il proprio cibo, non sta perdendo semplicemente un settore economico.

🔸️ Sta cedendo una parte fondamentale della propria sovranità alimentare. Perché il cibo non è una merce qualunque, il cibo è vita, salute, lavoro, cultura e identità.

🔸️ Per questo non possiamo permettere che decisioni lontane dalla vita quotidiana delle nostre famiglie, delle nostre campagne e dei nostri territori, mettano in secondo piano chi ogni giorno produce il cibo che arriva sulle nostre tavole.

🔸️ L’Italia possiede un patrimonio agricolo e alimentare straordinario. Dietro ogni prodotto ci sono agricoltori, allevatori, pescatori, famiglie e imprese che custodiscono conoscenze tramandate per generazioni. Difendere la sovranità alimentare significa difendere loro, ma significa soprattutto difendere noi stessi.

🔸️Perché la domanda che dovremmo porci è semplice, ma inquietante: vogliamo davvero diventare sempre più dipendenti dalle decisioni altrui per qualcosa di essenziale come il nostro cibo?

Continua ⤵️

Riassunto punti salienti

🔵 Vi invitiamo a seguirci per mantenervi informati su importanti temi di geopolitica, o altro e su riflessioni ad ampio raggio❗️

🔴 LIBERTÀ E DEMOCRAZIA 👉  Canale Libertà e democrazia

Aug 23, 08:40 AMMore from @demgiulib

Dimmi Come si elude Il nulla delle nebbie, L'ardere del sole, Il passare degli anni.

Dimmi se è vero Che al cessare Dell'immaginazione Cessa la vita.

Queste nostre gioie, Queste nostre tristezze, Finiranno In un giorno fugace, E allora dimmi Cosa resta dopo.

Dimentico Che tutto scorre, E in questo oblio della memoria Son vivo. Ma dimmi allora Perché quando ricordo Mi sento svanire.

Cos'è questa condanna A dissolvere? Dimmelo adesso, Dimmelo prima che il tempo Divori anche te.

NikeHolos

Aug 23, 08:38 AMMore from @poesiamo

Il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio #Tajani annuncia tra le priorità di Forza Italia per la prossima legge di Bilancio la detassazione delle tredicesime "fino al 100%, se possibile" e la riduzione della pressione fiscale sul ceto medio. Tra le proposte: Irpef al 33% fino a 60mila euro, flat tax incrementale al 5%, detassazione di straordinari e premi di produttività, cashback immediato sulle spese sanitarie e abolizione del bollo auto.

@UltimoraPolitics24